01/03/2018 - UTILIZZO DI DENOMINAZIONI CON INGREDIENTI DOP E IGP NEGLI ALIMENTI: LA CORTE DI GIUSTIZIA UE CHIARISCE QUANDO E’ PERMESSO

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, in una recente sentenza (C-393/16 del 20 dicembre 2017), ha stabilito che un sorbetto può essere venduto con l’utilizzo del riferimento ad una denominazione di origine protetta (DOP; nel caso specifico “Champagne”), solo se ha, quale caratteristica essenziale, un gusto conferito principalmente dallo champagne.

La Corte ha precisato che, se il prodotto alimentare ha come caratteristica essenziale un gusto conferito principalmente dall’ingrediente protetto dalla DOP (senza specificare una quantità minima come previsto dal Reg. CE 1234/2007 e dal Reg. UE 1308/2013), è possibile incorporare nella denominazione il riferimento alla DOP senza che ciò possa essere considerato un’usurpazione, un’imitazione o un’evocazione non permessa della DOP.

Pertanto, per verificare se l’utilizzo di tale denominazione è permessa o meno, è necessario analizzare approfonditamente il gusto del prodotto per evitare che tale indicazione possa essere considerata falsa o ingannevole e quindi in violazione della legge.

Sul punto si ricorda che in Italia, per utilizzare nella denominazione di un prodotto alimentare composto il riferimento ad una DOP o a un IGP, è necessario ottenere un’apposita autorizzazione da parte del Consorzio di tutela della denominazione protetta o, in mancanza, dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (i criteri seguiti dal Ministero e dai consorzi per concedere l’autorizzazione, che garantiscono la rintracciabilità degli ingredienti protetti, sono quelli stabiliti con la nota del Ministero delle Politiche agricole del 09 febbraio 2017).

 

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avv. Christian Cerutti